Tra i prodotti letterari eccellenti del secolo decimosettimo, sono da annoverare, in quel di Foligno, le descrizioni della città stessa. Mai come in questi testi, diventati poi proverbiali ed ancora oggi citatissimi, la città appare così ben delineata, così compresa nei suoi caratteri peculiari, nella sua anima. Colpisce, soprattutto, una diffusa e compiaciuta consapevolezza estetica.
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Comincia Francesco Iacobilli, nel luogo meno sospetto, tra le ardue pieghe argomentative del suo trattato di cavalleria. Gli è di buon auspicio un fervido sentimento di nostalgia, che punge bene e nulla toglie alla chiarezza:
O dunque felicissima Valle dell'Umbria, che tra l'Augusta Perugia, e Spoleto risiedi, situata fra verdi, e fruttiferi colli, e tra montagne di grande, e piccola, e mediocre altezza, producente sì bella, et ampia, e verdeggiante pianura...
È un primo sguardo che nasconde, però, la lunga consuetudine dell'occhio. Per Fabio Pontano nel 1618, «Foligno, benché città non troppo grande, facendo di circuito poco più di un miglio, è non di meno delle belle e commode città c'habbia l'Italia. Giace in amenissima pianura in mezzo d'una bellissima valle ch'è cinta intorno, a guisa di mura, d'altissime montagne e vaghe colline e dentro piena di città, terre e castelli.» Colpisce quel rilievo sulla comodità della città: caratteristica tutt'oggi percepibile. Il paesaggio comincia ad animarsi nell'individuazione degli insediamenti. Lodovico Iacobilli, nel 1646, va oltre, entra nei vicoli e nelle case:
Gli Habitatori di questa Città sono temperati, conforme al clima, di aspetto grato, humani, hospitalieri, riverenti a forastieri, industriosi, e dediti alla mercantia; sono caritativi, e inclinati alla pietà, e alla devotione. Si dilettano nelle caccie e uccellagioni; particolarmente de' tordi, che ne prendono nell'autunno numero quasi incredibile; e delle reti, e delle pescagioni.
La poesia è, ovviamente, più fuggitiva, ma penetra anche più a fondo, trasfigurando con l'immaginativa il dato concreto. Così la valle diventa un mare e la città la sua isola. Per Giovan Battista Brancaleoni:
Tra lieti, aprichi colli, e verdi sponde / A la bell'Umbria in sen Fuligno appare; / Qual'isola gentile in mezo al mare, / Cinta d'aurate luci alme, e gioconde.
Secondo Gaspare Murtola Foligno può addirittura vincere in bellezza l'Isola di Cipro, perché:
Chiaro cielo, aria dolce, aura gioconda / Hebbe quella nel mare, / E quest'ancora in un bel piano adorno / Come in un mare appare: / Quella madre è feconda / Di Venere, ed Amore, e questa a pieno / Mille n'accoglie assai più belle in seno.
Per Michel'Angelo Iacobilli, certamente una delle più felici penne folignati, in estrema ed ardua analogia, Foligno è:
Stella in Ciel, Rosa in Terra, e Perla in Mare.
La letteratura costituisce un buon biglietto da visita per la città “picciola ma allegra”, a detta di Andrea Scoto. Racchiusa dalla dorsale appenninica, la Valle Umbra è segnata da una ragnatela idrografica. Pioppi e salici accompagnano i corsi d’acqua, intorno alle case sparse i seminativi sono ripartiti dalle piantate: olmi o aceri maritati a viti. La valle fu occupata ancora in età romana, dai laghi Umber a nord e Clitorius a sud, separati dalla conoide alluvionale del Topino. Le acque hanno determinato la fertilità della valle e sono state causa di impaludamenti. Per secoli le popolazioni hanno dovuto affrontare la lotta contro “li paduli”. La barriera dei monti si apre solo per consentire l’afflusso delle acque in pianura, in corrispondenza delle vallate disegnate dai fiumi.
La città di Foligno si adagia alla confluenza del Topino e del Menotre. Sulle propaggini della dorsale orientale dell’Appennino troveremo le vere bellezze naturali di Foligno. Sulle pendici del monte Serrone sorge l’antica Abbazia benedettina di Santa Croce e S. Trinità di Sassovivo in uno scenario caratterizzato da una lecceta secolare. Lungo la vallata del Menotre le acque hanno consentito l’operosità di antiche cartiere. L’altopiano di Colfiorito, che collega l’Umbria e le Marche unisce alla bellezza del paesaggio l’interesse faunistico e floristico di una zona umida.
La forma ovale della città ormai persa nella ragnatela della periferia è percepibile dalle colline che la circondano scendendo da Montefalco o lungo la vallata del Menotre. Viali alberati conducono dai quattro punti cardinali alle porte unite dal tessuto ancora percepibile delle mura medievali. Il fiume Topino lambisce le mura del versante nord mentre un suo ramo più interno, in cui sopravvive l’antico corso, attraversa la città in alcuni dei suoi angoli più caratteristici, dove un tempo erano attivi antichi opifici. A ridosso delle mura gli orti, al di là delle porte le piazze intorno a cui si affacciano i monumenti più ragguardevoli.
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In Piazza San Domenico, superata Porta Santa Maria (oggi Porta Todi), si trovano la chiesa di Santa Maria Infraportas e quella di San Domenico. In piazza San Francesco, al di là della Porta Romana, la chiesa di San Francesco e la più tarda chiesa del Gonfalone. Dalla Porta dell'Abbadia (oggi Porta Ancona) si giunge a Piazza Garibaldi con le chiese di San Salvatore e Sant'Agostino. Infine Piazza San Giacomo, sul versante nord, dove sorge l'omonima chiesa, appena superato il ponte sul fiume Topino. Dalle Porte si diramano le direttrici principali della città che confluiscono in Piazza della Repubblica tra ricchi palazzi. È qui il nodo genetico della città sviluppatasi distendendo le sue singolari geometrie. Piero Lai
Foligno – Più antichi del diluvio
Foligno – Centro del mondo
Foligno – Rosa dell’Umbria
Foligno – Città dalle strade inzuccherate
Foligno – Città di Santa Angela
Foligno – Città dei Trinci
Foligno – Città di Gentile
Foligno – Città dell’Alunno
Foligno – Città Dantesca
La Madonna di Foligno
Foligno – Città della Quintana
Foligno – Città del Barocco
Foligno – Città del Piermarini
Foligno – Città del Barbanera
Foligno – Città delle arti contemporanee
Foligno – Città della Scienza
Foligno – Città dei Primi d’Italia
Foligno – Città di eventi
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Pagina aggiornata il 25/06/2026


















