Olio, dattero, miele raccontano la Palestina

A Terra Madre – Salone del Gusto il dialogo tra città italiane e palestinesi passa dal cibo. Il Comune di Foligno, con il progetto europeo Rural Voices 2030, ha portato a Torino la voce di una giovane apicoltrice della Valle del Giordano.

Tre prodotti, tre storie di terra. Il 26 settembre, a Terra Madre – Salone del Gusto, l’incontro “Olio, dattero, miele raccontano la Palestina – Lo showcooking di Akli Baladi“ ha mostrato come in Palestina il cibo sia insieme motore di sussistenza economica e strumento di tutela dell’identità territoriale.

L’appuntamento, realizzato nell’ambito del progetto Akli Baladi – Politiche alimentari locali per le città italiane e palestinesi in sinergia con Rural Voices 2030, ha unito racconto, cucina e confronto istituzionale. Attraverso Akli Baladi, Slow Food mappa e sostiene le comunità rurali che resistono alla frammentazione geopolitica e alla perdita di biodiversità.

 

“La mia storia inizia con le api”
Ad aprire l’incontro è stata la keynote di Haneen Njoom, apicoltrice e membro del Consiglio di Amministrazione de Al-Auja Cooperative Society for Rural Development. Haneen viene da Gerico e dalla Valle del Giordano, una terra legata all’agricoltura da migliaia di anni.

Con la cooperativa lavora alla produzione di miele e affianca le donne nello sviluppo di prodotti naturali: miele, erbe, cera d’api e oli. Il suo racconto è partito da un’idea semplice: in Palestina coltivare la terra significa anche restare. Piantare, produrre e proteggere i frutti della terra, nonostante l’occupazione, vuol dire difendere l’identità e il diritto a vivere e lavorare con dignità.

«Le api mi hanno insegnato il valore della cooperazione, del lavoro, della pazienza e del fatto che ogni individuo ha un ruolo nel mantenere la vita.»

Quando si parla di miele palestinese, ha spiegato, non si parla solo di un prodotto. Si parla di sole, fiori, alberi e delle mani delle donne che custodiscono queste risorse. Il compito della cooperativa è trasformarle in opportunità concrete, perché famiglie e donne possano rimanere, lavorare e produrre sulla propria terra.

Haneen Njoom ha definito Akli Baladi «un ponte tra Italia e Palestina», uno spazio dove la tradizione dialoga con l’innovazione. A unire i due Paesi, ha detto, è il rispetto per la terra, per il cibo e per i saperi tramandati tra generazioni. La chiusura dell’intevento è stata un invito: prendersi cura della terra restituisce più del cibo, restituisce identità, dignità, speranza e futuro.

 

Tre prodotti, tre territori
Il racconto è diventato poi cucina con lo showcooking della food writer Fidaa Abuhamdiya, che ha guidato il pubblico tra i sapori dei tre prodotti protagonisti.

Il miele unisce l’apicoltura biologica alla medicina tradizionale. Le varietà – timo, agrumi, millefiori – dipendono dalla vegetazione collinare. A Battir le arnie resistono alla riduzione dei pascoli.

L’olio d’oliva è il pilastro agricolo del Paese. Si fonda su varietà autoctone, come Suri e Nabali, e su alberi millenari come quelli di Beit Jala. Aziende come Kanaan e Al Ard garantiscono l’esportazione a prezzi equi. I piatti simbolo sono il musakhan e le mana’ish.

I datteri hanno il loro cuore nella Valle del Giordano e a Gerico, terra del pregiato Medjool. Organizzazioni come Alreef difendono il lavoro dei contadini locali dalla concorrenza delle colonie. Il dolce tipico è il qatayef.

 

Le città a confronto
I saluti istituzionali sono stati portati da Paolo Chiavarino, assessore della Città di Torino a Commercio e mercati. L’incontro è stato moderato da Maria Bottiglieri, dirigente Cooperazione e relazioni internazionali della Città di Torino.

Tra il pubblico erano presenti tre sindaci palestinesi: Hanna Hanania (Betlemme), Salem Ali Salem Ghrouf (Gerico) e Vladimir Kharaoufeh (Beit Jala), insieme a Luigi Bisceglia della Bethlehem University.

All’evento hanno partecipato i rappresentanti istituzionali dei partner di Akli Baladi: Città di Torino, Comuni di Assisi, Caltagirone, Bergamo, Bra, Pavia e Sesto Fiorentino, ANCI Lombardia, FELCOS, Università di Torino e Università di Pavia.

 

Dal pubblico, proposte concrete
Al termine dell’incontro è stato diffuso un questionario post-evento. Tra le prime risposte raccolte, entrambe di decisori pubblici – uno da Torino e uno da Gerico – indicano già una direzione chiara.

Il tema che ha colpito di più è il cibo come leva di sussistenza economica e identità territoriale, scelto da entrambi. Seguono l’apicoltura e il valore identitario del miele, gli uliveti come presidio di paesaggio e biodiversità, il sostegno al lavoro agricolo locale e la resilienza delle comunità rurali.

Sul piano delle politiche, entrambi indicano programmi di educazione alimentare nelle scuole. Tra le altre azioni proposte:

  • accordi di gemellaggio e cooperazione decentrata con città palestinesi;
  • finanziamento di progetti di cooperazione allo sviluppo e bandi per progetti innovativi;
  • clausole di commercio equo e solidale negli acquisti pubblici;
  • scambi universitari, ricerca e formazione tecnica.

Chi ha risposto da Gerico propone un programma di cooperazione tra territori italiani e palestinesi dedicato ad apicoltura, prodotti locali e ruolo delle donne. E aggiunge:

«Sostenere l’agricoltura, le donne rurali e i piccoli produttori significa anche proteggere la nostra identità, la nostra terra e la nostra capacità di costruire un futuro dignitoso»

 

Foligno, Rural Voices 2030 e il dialogo che continua
Per il Comune di Foligno la presenza a Terra Madre è un tassello di Rural Voices 2030, che mette al centro giovani, parità di genere e tutela del suolo nelle aree rurali. La storia di Haneen Njoom – una donna, una cooperativa, una terra da custodire – tiene insieme proprio questi temi e li apre al dialogo e al confronto con altri territori: in questo caso la Palestina.

Il dialogo è proseguito il 28 settembre all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, con l’incontro “Cibo, fragilità e futuro“. Qui l’esperienza di Njoom si è confrontata con quella di Andrea e Irene Cimarelli, dell’impresa agricola umbra Orto Sive Natura di Gualdo Cattaneo, con la moderazione di Marco Pizzi di FELCOS e la partecipazione attiva di una platea internazionale di studentesse e studenti dell’Università.

I progetti
Akli Baladi – Politiche alimentari locali per le città italiane e palestinesi è coordinato dalla Città di Torino e cofinanziato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).
Rural Voices 2030 è un progetto europeo quadriennale cofinanziato dalla Commissione europea nell’ambito del programma DEAR. Promuove la partecipazione e il protagonismo giovanile, la parità di genere e la tutela del suolo nelle aree rurali. Il partenariato comprende il Comune di Foligno, con il supporto di FELCOS – Associazione di Comuni ed Enti territoriali per la cooperazione internazionale e lo sviluppo sostenibile.


Pagina aggiornata il 06/10/2026

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