Cos'è
28 agosto – 5 settembre 2026
47ª edizione Festival Segni Barocchi
Paradisi Perduti
Vanitas vanitatum – Memento mori
Direzione artistica di Daniele Salvo
"Paradisi perduti" è un viaggio dentro l’anima del Barocco, un attraversamento artistico e spirituale che mette al centro il tema della caducità, del limite e della morte come esperienza fondativa della modernità.
Il motto dell’Ecclesiaste – Vanitas vanitatum et omnia vanitas – non è un semplice richiamo iconografico, ma la chiave di lettura di un’intera epoca e, insieme, del nostro presente. Il Barocco nasce da una frattura: la perdita delle certezze, la fine dell’armonia rinascimentale, la consapevolezza della precarietà dell’esistenza. È un tempo che non rimuove la morte, ma la espone; non nasconde l’ombra, ma la illumina. In questa tensione tra splendore e dissoluzione si colloca il percorso del Festival, che intreccia teatro, musica e poesia in un racconto unitario.
“Paradisi perduti” non è una rievocazione storica, ma un’interrogazione del presente. In un tempo che tende a rimuovere la morte, il Barocco la espone. In un tempo che cerca leggerezza, il Barocco offre vertigine. E proprio nella consapevolezza del limite – nella coscienza che tutto è vanità – nasce la possibilità di un’arte più intensa, più necessaria, più viva.
Giovedì 3 settembre, ore 21:00
Auditorium San Domenico
GRAN TEATRO BERNINI
Regia di Francesco D’Alfonso
Con Federico Gatti (Bernini), Irene Ciani (Santa Teresa D’Avila), Domenico Pincerno / Sabatino Trombetta (Giovannino), Francesco Cotroneo (Cardinale Federico Cornaro) accompagnati da Lorenzo Sabene (liuto, tiorba, chitarra barocca) ed Enrico Torre (controtenore)
Scene e maschere Gaia Caponi, Camilla Martini, Rocco Papia
Costumi Elina Maria Vaakanainen
Disegno luci Valerio Marchetti
Assistente alla regia Pietro Angelo Tramacere
“Di cosa resterà memoria?” – si chiede, in un profondo momento di crisi, il poliedrico artista Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) nella lettura che ne fa il drammaturgo e regista Francesco d’Alfonso – “Resterà memoria di sogni o di concrete realtà?”. “La vita non è meno bella di un sogno – dirà poi – anche se può riuscire ad abbatterci”.
Bernini, infatti, riuscì a sollevarsi dal suo stato di profonda prostrazione grazie al fertile scompiglio di un particolare incontro, che lo portò a sublimare il trauma di essere stato allontanato dagli occhi e dal cuore di Papa Innocenzo X Pamphili, che si ostinava a considerarlo responsabile di un errore – ovvero delle conseguenze della costruzione dei campanili sulla facciata della Basilica di San Pietro – nonostante indagini e perizie dimostrassero il contrario.
Un’acuta sensibilità drammaturgica – basata sulle fonti dell’epoca, vagliate con la consulenza scientifica dello storico dell’arte Antonio Soldi dell’Università Sapienza di Roma – conduce Francesco d’Alfonso sulle tracce di un Bernini poco conosciuto, spingendolo a realizzare una regia suggestiva e coinvolgente.
Ingresso libero e gratuito, fino a esaurimento dei posti disponibili.