Gran Teatro Bernini

dal 03 Settembre 2026 alle 21:00 al 03 Settembre 2026

Segni Barocchi - Giovedì 3 settembre

Cos'è

28 agosto – 5 settembre 2026

47ª edizione Festival Segni Barocchi
Paradisi Perduti

Vanitas vanitatum – Memento mori

  Direzione artistica di Daniele Salvo

"Paradisi perduti" è un viaggio dentro l’anima del Barocco, un attraversamento artistico e spirituale che mette al centro il tema della caducità, del limite e della morte come esperienza fondativa della modernità.
Il motto dell’Ecclesiaste – Vanitas vanitatum et omnia vanitas – non è un semplice richiamo iconografico, ma la chiave di lettura di un’intera epoca e, insieme, del nostro presente. Il Barocco nasce da una frattura: la perdita delle certezze, la fine dell’armonia rinascimentale, la consapevolezza della precarietà dell’esistenza. È un tempo che non rimuove la morte, ma la espone; non nasconde l’ombra, ma la illumina. In questa tensione tra splendore e dissoluzione si colloca il percorso del Festival, che intreccia teatro, musica e poesia in un racconto unitario.

“Paradisi perduti” non è una rievocazione storica, ma un’interrogazione del presente. In un tempo che tende a rimuovere la morte, il Barocco la espone. In un tempo che cerca leggerezza, il Barocco offre vertigine. E proprio nella consapevolezza del limite – nella coscienza che tutto è vanità – nasce la possibilità di un’arte più intensa, più necessaria, più viva.

Programma completo

 


 

Giovedì 3 settembre, ore 21:00
Auditorium San Domenico

GRAN TEATRO BERNINI

Drammaturgia e regia di Francesco d’Alfonso
Con Federico Gatti (Bernini), Irene Ciani (una donna), Sabatino Trombetta (Giovannino), Francesco Cotroneo (Cardinale Federico Cornaro) accompagnati da Lorenzo Sabene (liuto, tiorba, chitarra barocca) ed Enrico Torre (controtenore)
Scene e maschere Gaia Caponi, Camilla Martini, Rocco Papia
Costumi Elina Maria Vaakanainen
Disegno luci Valerio Marchetti
Assistente alla regia Pietro Angelo Tramacere
Produzione Compagnia Zerkalo

 

Roma, 1647. Gian Lorenzo Bernini, l'artista più celebrato del suo tempo, protagonista assoluto del Barocco e autore di opere che hanno trasformato il volto dell'Urbe, attraversa il momento più difficile della sua vita. Una grave battuta d'arresto ha incrinato il suo rapporto con il potere e con il mondo che fino ad allora lo aveva celebrato: per la prima volta Bernini si ritrova senza più committenze papali, ferito nell' orgoglio, solo e soprattutto incapace di creare. Il suo mondo dorato improvvisamente diventato nero.

In un cantiere ancora incompiuto, dal tramonto all'alba, Bernini è accompagnato dal giovane allievo Giovannino, da un musico e da un cantante, presenze che evocano quel teatro al quale l'artista dedicò una parte fondamentale della sua vita. Scenografo, scenotecnico, autore, attore e corago di opere in musica, Bernini concepì infatti l'arte come uno spettacolo capace di unire scultura, architettura,pittura e musica. Ma la bellezza per lui è sempre stata legata a qualcosa di ancora più profondo: all'anelito verso l'infinito custodito nell'uomo.

È il potente cardinale Federico Cornaro a intuire la natura della sua crisi. Gli affida la realizzazione della sua cappella funebre in Santa Maria della Vittoria e gli commissiona una statua di Santa Teresa d'Avila, mistica spagnola da poco canonizzata. Attraverso gli scritti di Teresa, Bernini viene condotto verso una dimensione inattesa della propria esperienza artistica e umana.

Ma sarà l'incontro con una misteriosa donna, sospesa tra realtà e visione, a condurlo nel cuore della sua ferita. Con parole che hanno il profumo della poesia, gli rivela che l'umiltà dà senso alla vita, che ogni dolore può diventare esperienza e che proprio dalla ferita può nascere la vera arte: quella capace di custodire, nella materia, frammenti dell'infinito. Dal nero dell' oscurità all'oro della luce, il percorso di Bernini diventa così una parabola di caduta e rinascita. Nel cantiere della futura cappella, luogo destinato alla morte e insieme alla memoria, prende forma l'Estasi di Santa Teresa, mentre Bernini ritrova se stesso. Storia e visione, realtà e sogno, parola, musica e canto si intrecciano in una drammaturgia metateatrale che attraversa il Seicento e giunge fino a noi. È il teatro a farsi metafora dell'arte e della vita: un luogo in cui la materia, attraverso la bellezza, tenta continuamente di farsi infinita.

 

Ingresso libero e gratuito, fino a esaurimento dei posti disponibili.

A chi è rivolto

A tutti i cittadini

Luogo

Chiesa di San Domenico - Auditorium

Via Federico Frezzi, 6/8, Foligno, 06034 PG

Ulteriori dettagli

Costi

Gratuito

Ultimo aggiornamento

27/08/2026, 16:05

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