L’uomo e il diavolo

dal 01 Settembre 2026 alle 21:00 al 01 Settembre 2026

Martedì 1 settembre

Cos'è

28 agosto – 5 settembre 2026

47ª edizione Festival Segni Barocchi
Paradisi Perduti

Vanitas vanitatum – Memento mori

  Direzione artistica di Daniele Salvo

"Paradisi perduti" è un viaggio dentro l’anima del Barocco, un attraversamento artistico e spirituale che mette al centro il tema della caducità, del limite e della morte come esperienza fondativa della modernità.
Il motto dell’Ecclesiaste – Vanitas vanitatum et omnia vanitas – non è un semplice richiamo iconografico, ma la chiave di lettura di un’intera epoca e, insieme, del nostro presente. Il Barocco nasce da una frattura: la perdita delle certezze, la fine dell’armonia rinascimentale, la consapevolezza della precarietà dell’esistenza. È un tempo che non rimuove la morte, ma la espone; non nasconde l’ombra, ma la illumina. In questa tensione tra splendore e dissoluzione si colloca il percorso del Festival, che intreccia teatro, musica e poesia in un racconto unitario.

“Paradisi perduti” non è una rievocazione storica, ma un’interrogazione del presente. In un tempo che tende a rimuovere la morte, il Barocco la espone. In un tempo che cerca leggerezza, il Barocco offre vertigine. E proprio nella consapevolezza del limite – nella coscienza che tutto è vanità – nasce la possibilità di un’arte più intensa, più necessaria, più viva.

Programma completo

 


 

Martedì 1 settembre, ore 21:00
Corte di Palazzo Trinci

L’UOMO E IL DIAVOLO

da C. Marlowe, F.M. Dostoevskij, J.W. von Goethe, N. Machiavelli, G.B. Shaw, M.A. Bulgakov
A cura di Guglielmo Ferro
Reading con Moni Ovadia e Graziano Piazza

L’uomo e il Diavolo nasce dall’idea che il Diavolo, prima di essere una figura religiosa o mitologica, sia una presenza teatrale: interlocutore, tentatore, specchio, controcanto dell’umano.

Nei testi scelti, il demonio non appare mai soltanto come incarnazione del male. È piuttosto una forza che smaschera, un principio di movimento che mette in crisi le certezze, rivela il ridicolo delle convenzioni, porta alla luce il desiderio, la paura, l’ambizione, la colpa. La serata attraversa in forma di reading quattro universi molto diversi tra loro, ma tenuti insieme da una stessa domanda: chi è davvero il Diavolo, se non la voce che l’uomo non riesce a zittire dentro di sé?

In Dostoevskij, il diavolo è il visitatore ambiguo della coscienza, ironico e miseramente umano. Non domina dall’alto: insinua, commenta, banalizza. È il doppio degradato del pensiero, la caricatura del tormento metafisico. In questo quadro, il male non è spettacolare: è vicino, quotidiano, quasi mediocre, e proprio per questo inquietante.

Con Machiavelli, il rapporto tra uomo e diavolo si sposta sul terreno della beffa, dell’astuzia, del desiderio. Il demonico assume i tratti dell’intelligenza manipolatoria, della macchina comica che svela quanto l’agire umano sia spesso guidato da interesse, appetito, convenienza. Qui il diavolo non terrorizza: organizza, suggerisce, rende visibile la fragilità morale degli individui e delle istituzioni. In Shaw, il diavolo diventa il partner di un duello intellettuale. È seduzione del piacere, resistenza all’azione, fascino dell’eterno conversare. Il conflitto non è più solo morale, ma evolutivo: l’uomo è chiamato a scegliere tra compiacersi della propria brillantezza e assumersi il rischio del cambiamento, della creazione, della responsabilità.

Infine, in Bulgakov, il diavolo irrompe nel mondo come energia anarchica e rivelatrice. Woland non è soltanto il principe delle tenebre: è colui che, con crudele lucidità, mostra la falsità del reale, l’ipocrisia del potere, la meschinità sociale, ma anche la possibilità di una giustizia altra, paradossale, non rassicurante. In lui convivono ironia, eleganza, minaccia e libertà. Questo recital non racconta quindi una lotta semplice fra bene e male. Piuttosto mette in scena un dialogo ininterrotto fra l’uomo e la sua ombra: fra ciò che desidera essere e ciò che è; fra la tensione verso l’assoluto e la caduta nel grottesco; fra il bisogno di salvezza e la seduzione del caos. Il Diavolo è anche il nome dato a ciò che interroga l’uomo senza concedergli riposo.

In Marlowe è il dubbio che corrode la fede, l’intelligenza che deride la morale, il desiderio che incrina l’ordine, la libertà che si rovescia in vertigine. Ma è anche ciò che obbliga l’uomo a guardarsi davvero. Senza il Diavolo, sembrano suggerire questi autori, l’uomo rischia di non conoscere fino in fondo né la propria miseria né la propria grandezza.

L’uomo e il Diavolo non invita lo spettatore a prendere posizione davanti a una figura esterna, bensì a riconoscere un dialogo che lo riguarda intimamente. Perché il Diavolo, qui, non è soltanto il tentatore: è il linguaggio stesso della contraddizione umana. E forse la sua presenza più perturbante sta nel fatto che, ascoltandolo, l’uomo finisce ogni volta per sentire qualcosa di sé.

Ingresso libero e gratuito, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Il programma potrebbe subire variazioni per cause metereologiche o indipendenti dalla volontà dell’organizzatore.
In caso di maltempo gli eventi previsti nella Corte di Palazzo Trinci si svolgeranno all’Auditorium San Domenico di Foligno.

A chi è rivolto

A tutti i cittadini

Luogo

Palazzo Trinci - Museo della Città

Piazza della Repubblica, 25, 06034 Foligno PG

Ulteriori dettagli

Costi

Gratuito

Ultimo aggiornamento

20/08/2026, 11:30

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