Descrizione
Segni Barocchi Festival prosegue venerdì 4 settembre con due appuntamenti. Alle 18,30, al Nuovo Cinema Vittoria, conferenza-spettacolo di Giuseppe Manfridi “L’acqua, il mare e i naufragi nel teatro di Shakespeare” con letture di Simone Ciampi. Manfridi viene considerato tra i più grandi drammaturghi italiani. L’evento si preannuncia come un evento culturale di grande fascino, capace di intrecciare teatro, letteratura e memoria storica attraverso un incontro tra l’universo drammaturgico di William Shakespeare e il mito del RMS Titanic, creando un dialogo simbolico tra la grande tragedia storica e l’eternità del teatro shakespeariano. Manfridi riflette sul destino, sull’arte e sulla fragilità umana.
Alle 21, all’Auditorium San Domenico, in programma “Vanità (delle vanità)”, un dramma per musica in un quadro e due scene - Libretto e musica di Marco Podda. Prima rappresentazione assoluta. Igli interpreti sono Martina Tragni (soprano), Giulia Diomede (mezzosoprano), Giorgio Di Giorgi (flauto), Marco Masini (clarinetto), Domenico Lazzaroni (trombone), Daniel Ciacchi (percussioni), Daniele Bonini (pianoforte), Stefano Furini (konzertmeister), Pamela Tempestini (violino secondo), Benjamin Bernstein (viola), Arianna Di Martino (violoncello), Paolo Monetti (contrabbasso). “Vanità (delle vanità)” è un dramma per musica, in un quadro e due scene, per due personaggi femminili (soprano e mezzosoprano) ed ensemble musicale. Composto in uno stile “neobarocco”, utilizza stilemi scritturali e formali del barocco italiano e attinge a tipiche figure allegoriche e contrasti drammatici propri della musica del XVI e XVII secolo, seppur rivisitati alla luce di tutte le esperienze del teatro musicale moderno e contemporaneo. Beatrice, giovane e nobil dama, nel silenzio notturno della stanza si accorge di una inquietante presenza: è la Morte che viene a prenderla. Presa dalla disperazione tenta di giustificare in ogni modo la condotta della sua vita per evitare il suo destino. Nessuna ragione addotta riesce però ad addolcire la Morte che smantella argomentazione su argomentazione e dimostra come tutta la vita della nobil dama sia stata guidata dalla vanità, persino nelle opere in apparenza pie. Beatrice nell’accettazione della fine scopre infine il perdono e in una danza macabra conclusiva finisce il tempo e comincia l’eterno.
cr (segnib3set)