Segni Barocchi, i prossimi appuntamenti

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Reading con Moni Ovadia

Data:

31 Agosto 2026

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Descrizione

Prosegue il programma della 47/a edizione di Segni Barocchi Festival in programma a Foligno fino al 5 settembre. La direzione artistica della manifestazione è curata da Daniele Salvo.
La rassegna propone martedì 1° settembre due appuntamenti. Il primo si tiene a Palazzo Trinci (sala Faloci Pulignani), alle 18,30 con la conferenza di Maura Del Serra “Vanitas, specchi e trionfi”. Del Serra, poetessa, è considerata la massima rappresentante di un teatro di poesia di grande qualità lirica e insieme drammaturgica. Ad accompagnare l’incontro saranno le letture di Melania Giglio e Daniele Salvo, interpreti capaci di dare voce alla particolare intensità della scrittura della Del Serra. La loro interpretazione trasformerà la conferenza in un’esperienza teatrale, nella quale il pensiero si alternerà alla poesia, l’analisi all’emozione, la riflessione alla vibrazione della parola pronunciata. Più che una lezione, “Vanitas, specchi e trionfi” sarà un attraversamento del mistero. Un invito a riscoprire il significato più autentico del teatro come luogo di conoscenza e di trasformazione, dove la coscienza della morte non genera disperazione, ma una più intensa percezione della vita. E’ in perfetta sintonia con il tema di Segni Barocchi 2026, questo incontro restituisce alla parola poetica la sua funzione originaria: essere ponte fra il visibile e l'invisibile, fra il tempo e l’eterno, ricordando che ogni autentica opera d'arte nasce proprio là dove l'uomo osa guardare senza paura il proprio limite.
Sempre martedì 1° settembre, alle 21, nella corte di Palazzo Trinci è la volta de “L’Uomo e il Diavolo” da Marlowe, Dostoevskij, Goethe, Machiavelli, Shaw, Bulgakov. A cura di Guglielmo Ferro. Reading con Moni Ovadia e Graziano Piazza.
L’Uomo e il Diavolo nasce dall’idea che il Diavolo, prima di essere una figura religiosa o mitologica, sia una presenza teatrale: interlocutore, tentatore, specchio, controcanto dell’umano. Nei testi scelti, il demonio non appare mai soltanto come incarnazione del male. È piuttosto una forza che smaschera, un principio di movimento che mette in crisi le certezze, rivela il ridicolo delle convenzioni, porta alla luce il desiderio, la paura, l’ambizione, la colpa. La serata attraversa in forma di reading quattro universi molto diversi tra loro, ma tenuti insieme da una stessa domanda: chi è davvero il Diavolo, se non la voce che l’Uomo non riesce a zittire dentro di sé? In Dostoevskij, il diavolo è il visitatore ambiguo della coscienza, ironico e miseramente umano. Non domina dall’alto: insinua, commenta, banalizza. Con Machiavelli, il rapporto tra uomo e diavolo si sposta sul terreno della beffa, dell’astuzia, del desiderio. Il demonico assume i tratti dell’intelligenza manipolatoria, della macchina comica che svela quanto l’agire umano sia spesso guidato da interesse, appetito, convenienza. In Shaw, il diavolo diventa il partner di un duello intellettuale. E’ seduzione del piacere, resistenza all’azione, fascino dell’eterno conversare. Il conflitto non è più solo morale, ma evolutivo: l’uomo è chiamato a scegliere tra compiacersi della propria brillantezza e assumersi il rischio del cambiamento, della creazione, della responsabilità. Infine, in Bulgakov, il diavolo irrompe nel mondo come energia anarchica e rivelatrice. Woland non è soltanto il principe delle tenebre: è colui che, con crudele lucidità, mostra la falsità del reale, l’ipocrisia del potere, la meschinità sociale, ma anche la possibilità di una giustizia altra, paradossale, non rassicurante. In lui convivono ironia, eleganza, minaccia e libertà. Questo recital non racconta quindi una lotta semplice fra bene e male. Piuttosto mette in scena un dialogo ininterrotto fra l’uomo e la sua ombra: fra ciò che desidera essere e ciò che è; fra la tensione verso l’assoluto e la caduta nel grottesco; fra il bisogno di salvezza e la seduzione del caos. Il Diavolo è anche il nome dato a ciò che interroga l’uomo senza concedergli riposo. In Marlowe è il dubbio che corrode la fede, l’intelligenza che deride la morale, il desiderio che incrina l’ordine, la libertà che si rovescia in vertigine. Ma è anche ciò che obbliga l’uomo a guardarsi davvero. Senza il Diavolo, sembrano suggerire questi autori, l’uomo rischia di non conoscere fino in fondo né la propria miseria né la propria grandezza. L’Uomo e il Diavolo non invitano lo spettatore a prendere posizione davanti a una figura esterna, bensì a riconoscere un dialogo che lo riguarda intimamente. Perché il Diavolo, qui, non è soltanto il tentatore: è il linguaggio stesso della contraddizione umana. E forse la sua presenza più perturbante sta nel fatto che, ascoltandolo, l’uomo finisce ogni volta per sentire qualcosa di sé.

 

cr (SEGNIB31)

Ultimo aggiornamento

31/08/2026, 18:34

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