Segni Barocchi | L’uomo e il diavolo – Martedì 1 settembre, ore 21, Palazzo Trinci

Dettagli della notizia

Reading con Moni Ovadia e Graziano Piazza

Data:

29 Agosto 2026

Tempo di lettura:

Descrizione

28 agosto – 5 settembre 2026

47ª edizione Festival Segni Barocchi
Paradisi Perduti

***

Martedì 1 settembre, ore 21:00
Corte di Palazzo Trinci

L’UOMO E IL DIAVOLO

da C. Marlowe, F.M. Dostoevskij, J.W. von Goethe, N. Machiavelli, G.B. Shaw, M.A. Bulgakov
A cura di Guglielmo Ferro
Reading con Moni Ovadia e Graziano Piazza

L’Uomo e il Diavolo nasce dall’idea che il Diavolo, prima di essere una figura religiosa o mitologica, sia una presenza teatrale: interlocutore, tentatore, specchio, controcanto dell’umano. Nei testi scelti, il demonio non appare mai soltanto come incarnazione del male. È piuttosto una forza che smaschera, un principio di movimento che mette in crisi le certezze, rivela il ridicolo delle convenzioni, porta alla luce il desiderio, la paura, l’ambizione, la colpa.

Il recital attraversa quattro universi molto diversi tra loro, ma tenuti insieme da una stessa domanda: chi è davvero il Diavolo, se non la voce che l’uomo non riesce a zittire dentro di sé?

In Dostoevskij, il diavolo è il visitatore ambiguo della coscienza, ironico e miseramente umano. Non domina dall’alto: insinua, commenta, banalizza. È il doppio degradato del pensiero, la caricatura del tormento metafisico. In questo quadro, il male non è spettacolare: è vicino, quotidiano, quasi mediocre, e proprio per questo inquietante.

Con Machiavelli, il rapporto tra uomo e diavolo si sposta sul terreno della beffa, dell’astuzia, del desiderio. Il demonico assume i tratti dell’intelligenza manipolatoria, della macchina comica che svela quanto l’agire umano sia spesso guidato da interesse, appetito, convenienza. Qui il diavolo non terrorizza: organizza, suggerisce, rende visibile la fragilità morale degli individui e delle istituzioni.

In Shaw, il diavolo diventa il partner di un duello intellettuale. È seduzione del piacere, resistenza all’azione, fascino dell’eterno conversare. Il conflitto non è più solo morale, ma evolutivo: l’uomo è chiamato a scegliere tra compiacersi della propria brillantezza e assumersi il rischio del cambiamento, della creazione, della responsabilità.

Infine, in Bulgakov, il diavolo irrompe nel mondo come energia anarchica e rivelatrice. Woland non è soltanto il principe delle tenebre: è colui che, con crudele lucidità, mostra la falsità del reale, l’ipocrisia del potere, la meschinità sociale, ma anche la possibilità di una giustizia altra, paradossale, non rassicurante. In lui convivono ironia, eleganza, minaccia e libertà.

Questo recital non racconta quindi una lotta semplice fra bene e male.

Piuttosto mette in scena un dialogo ininterrotto fra l’uomo e la sua ombra: fra ciò che desidera essere e ciò che è; fra la tensione verso l’assoluto e la caduta nel grottesco; fra il bisogno di salvezza e la seduzione del caos.

Il Diavolo è anche il nome dato a ciò che interroga l’uomo senza concedergli riposo.

È il dubbio che corrode la fede, l'intelligenza che deride la morale, il desiderio che incrina l'ordine, la libertà che si rovescia in vertigine.

Ma è anche ciò che obbliga l'uomo a guardarsi davvero.

Senza il Diavolo, sembrano suggerire questi autori, l'uomo rischia di non conoscere fino in fondo né la propria miseria né la propria grandezza.

L’Uomo e il Diavolo non invita lo spettatore a prendere posizione davanti a una figura esterna, bensì a riconoscere un dialogo che lo riguarda intimamente.

Perché il Diavolo, qui, non è soltanto il tentatore: è il linguaggio stesso della contraddizione umana. E forse la sua presenza più perturbante sta nel fatto che, ascoltandolo, l’uomo finisce ogni volta per sentire qualcosa di sé.

 

Ingresso libero e gratuito, fino a esaurimento dei posti disponibili.

Il programma potrebbe subire variazioni per cause metereologiche o indipendenti dalla volontà dell’organizzatore.
In caso di maltempo gli eventi previsti nella Corte di Palazzo Trinci si svolgeranno all’Auditorium San Domenico di Foligno.


Biografie

Guglielmo Ferro nasce a Catania il 30 ottobre 1965. Figlio d’arte, frequenta sin da piccolo il teatro insieme al padre, Turi Ferro, e alla madre, Ida Carrara. Si iscrive alla Facoltà di Lettere e, parallelamente agli studi universitari, frequenta corsi di formazione con importanti artisti internazionali, tra cui un corso di scenografia con Josef Svoboda e uno di regia con Peter Brook. Inizia la sua carriera come assistente alla regia di diversi importanti registi italiani, tra cui Mario Missiroli, Lamberto Puggelli, Sandro Sequi e Antonio Calenda. Attualmente è Direttore Artistico del Teatro Quirino Vittorio Gassman di Roma. Nel campo della lirica ha lavorato all’Arena di Verona, al Teatro Massimo Bellini di Catania e al Teatro dell’Opera di Trieste. Nel corso della sua carriera ha lavorato con alcuni tra i più importanti attori italiani, tra cui Turi Ferro, Ugo Tognazzi, Massimo Dapporto, Pupella Maggio, Arturo Brachetti, Lina Sastri, Remo Girone, Eleonora Giorgi, Giulio Brogi, Ornella Muti, Mario Scaccia, Moni Ovadia, Giuseppe Zeno, Antonio Catania, Anna Galiena ed Enrico Guarneri, realizzando oltre 120 spettacoli nei principali teatri italiani. Ha curato la regia della cerimonia di apertura dei Campionati Mondiali di Scherma del 2011, trasmessa in mondovisione. Ha inoltre realizzato regie per la RAI e Mediaset. Nell’ambito di diversi progetti europei, ha realizzato, in occasione delle manifestazioni collaterali alle Olimpiadi di Londra, lo spettacolo dedicato alla figura di Dorando Pietri. Per Milano Expo, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha realizzato un evento multidisciplinare dedicato alla Festa dello Sport, andato in scena al Teatro Greco di Taormina e trasmesso in diretta RAI. Ha inoltre realizzato, nella Neapolis di Siracusa, lo spettacolo Il mito di Aretusa.

Moni Ovadia è attore, regista, musicista e autore. Nato a Plovdiv, in Bulgaria, nel 1946, dopo la laurea in Scienze politiche, avvia la propria attività artistica come ricercatore, cantante e interprete di musica etnica e popolare di diverse tradizioni. Si forma nel campo della musica popolare sotto la guida di Roberto Leydi, con il gruppo Ensemble Havadià. Nel 1984 intraprende un percorso professionale nel teatro, collaborando con diverse personalità della scena italiana e internazionale, tra cui Pier’Alli, Bolek Polivka, Tadeusz Kantor, Giorgio Marini e Franco Parenti. A partire da questa esperienza sviluppa una ricerca che integra teatro, musica e tradizione culturale ebraico-yiddish, dando forma a un originale percorso di teatro musicale. Nel 1993 raggiunge un’ampia notorietà con Oylem Goylem, spettacolo di teatro musicale strutturato come cabaret, accolto con interesse dalla critica e dal pubblico. A questo seguiranno numerose produzioni, tra cui Dybbuk, Ballata di fine millennio, Il caso Kafka, Mame, mamele, mamma, mamà…, Il banchiere errante, L’Armata a cavallo, Le storie del Sig. Keuner, Shylock e Il Mercante di Venezia in prova. Nel 2015 è regista e co-protagonista, insieme a Mario Incudine, de Le Supplici di Eschilo, rappresentato al Teatro Greco di Siracusa nei mesi di maggio e giugno. Parallelamente all’attività teatrale, Ovadia ha lavorato nel cinema con registi quali Nanni Moretti, Mario Monicelli, Roberto Andò e Roberto Faenza. Ha inoltre svolto attività in ambito radiofonico e discografico, pubblicato libri e tenuto lezioni e attività didattiche in ambito universitario. Dal 1998 al 2002 è stato Direttore Artistico di Mittelfest, festival dedicato alla cultura mitteleuropea di Cividale del Friuli. Nel corso della sua carriera ha ricevuto diversi riconoscimenti per l’attività artistica e l’impegno civile, tra cui il Sigillo per la Pace della città di Firenze, il Premio Franco Enriquez, il Premio Speciale UBU 1996 per la sperimentazione teatrale, il Premio Govi della città di Genova, il Premio De Sica per il teatro, conferitogli nel 2009 dal Presidente della Repubblica Italiana, e il Premio Musatti, assegnatogli nel 2010 dalla Società Psicoanalitica Italiana. Nel 2005 ha ricevuto la laurea honoris causa in Lettere e Filosofia dall’Università degli Studi di Pavia e, nel 2007, la laurea honoris causa in Scienze della Comunicazione dall’Università per Stranieri di Siena. La sua attività artistica è caratterizzata da una ricerca incentrata sul rapporto tra teatro, musica e cultura yiddish, della quale ha contribuito alla diffusione e alla reinterpretazione in chiave contemporanea. Accanto all’attività artistica, ha sviluppato nel tempo un costante impegno etico e civile a sostegno dei diritti e della pace.

Attore e regista prevalentemente teatrale, anche Direttore del Teatro Stabile di Catania tra il 2024 e il 2025, ha lavorato sempre in ruoli protagonisti e primari con grandi registi della scena nazionale e internazionale come Peter Stein, Luca Ronconi, Benno Besson, Robert Carsen, Anatoli Vassiliev, Federico Tiezzi, Massimo Castri, Daniele Salvo, Cesare Lievi, Antonio Calenda, Piero Maccarinelli, Valter Malosti, Leo Muscato, Veronica Cruciani e altri, alternando spettacoli classici a una ricerca personale attraverso personaggi dalla forte connotazione sociale, come nel monologo Schifo/Dreck di R Schneider, per CTB - Centro Teatrale Bresciano, o in Lampedusa Way di Lina Prosa. Porta avanti anche una ricerca musicale, lavorando in diversi melologhi con musicisti del calibro di Michele Campanella al Teatro Grande di Brescia, con Enoch Arden di Richard Strauss, Salvatore Sciarrino, Fabio Vacchi, Paolo Fresu. Protagonista delle scene del Teatro Greco di Siracusa (Oreste per la regia di Maccarinelli oppure Tiresia nell’Edipo re e nell’ultimo Antigone di Robert Carsen) o Epidauro in Grecia (Achille nella Penthesilea di Peter Stein), pone la sua necessità artistica anche in luoghi non prettamente teatrali, come nei Demoni di Peter Stein al Lincoln center di New York o in Infinities di Luca Ronconi per il Piccolo teatro di Milano. Ultimamente è stato diretto da Alfredo Arias ne La Tempesta di Shakespeare, nel ruolo di Prospero, per il Festival Shakespeariano di Verona. Come regista s’interessa principalmente alla drammaturgia contemporanea mettendo in scena autori come J. Cox (Il desiderio di conoscere), Copi (La donna seduta), J. Ritsos (Aiace) e L’Intervista di Theo Van Gogh. Per il Ravenna Festival e per il Piccolo Teatro di Milano cura la regia di Gerusalemme perduta dai testi di P. Rumiz. Cura inoltre Il racconto dell’Ancella di M. Atwood per il Napoli Teatro Festival, Offelia suite di Luca Cedrola con le musiche di Arturo Annecchino, sempre per Viola Graziosi. Per il Teatro Nazionale di Roma mette in scena Misura x Misura di W. Shakespeare e, per il Teatro Antico di Segesta, La commedia degli errori. Partecipa a vari film per il cinema, come Valzer di S. Maira, presentato al Festival di Venezia e vincitore del premio Pasetti, e a diverse fiction televisive per la RAI, non ultima la serie di Montalbano. Ha vinto il premio come Miglior Attore all’International Short film Festival di Gradec con il cortometraggio La resa di Luca Alcini. Ha inoltre ricevuto il Premio Le Maschere del Teatro e il Premio Internazionale come Miglior Attore per il Premio Flaiano 2023. La sua attività di didattica teatrale, svolta da oltre vent’anni, lo ha portato a prestare la propria opera presso Accademie nazionali e private e nei corsi di Alta formazione nei Teatri Nazionali.


Ultimo aggiornamento

27/08/2026, 12:30

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