Itinerario N. 5 – COSTEGGIANDO IL FIUME TOPINO

Al termine di via San Giovanni dell’Acqua, si offre alla vista a destra quanto resta della facciata di San Claudio, chiesa edificata intorno alla metà del Duecento. L’annesso monastero di clarisse, soppresso nel 1860 e successivamente adibito a stabilimento industriale, è destinato attualmente a quartiere residenziale.
Prendendo a sinistra la strada di circonvallazione che in questo tratto costeggia il Topino, scopriamo poco distante la chiesa della Madonna delle Grazie.
Retrocediamo verso San Claudio e percorriamo l’intero tratto di circonvallazione che corre lungo il fiume (via Franco Ciri), fino al crocevia di porta Firenze, già San Giacomo, toponimo che richiama un’altra delle storiche porte della città.
Attraversiamo il crocevia, e superato a sinistra un significativo esempio di casette sul fiume recentemente restaurate, costeggiamo le antiche mura bagnate dal Topino fino alla torre dei Cinque Cantoni.
Procediamo su via Augusto Bolletta, e dopo aver intravisto un’altra torre del Quattrocento munita di archibugiere, dietro ai resti del ponte tardoantico già ricordato, giriamo a destra per via Gentile da Foligno. Percorriamone un tratto, fino alla chiesa di Santa Maria della Consolazione, eretta negli anni Ottanta del Cinquecento e definitivamente chiusa nel 1921. Voltiamo nuovamente a destra, imboccando via Santa Lucia, ed arriviamo al monastero di Santa Lucia.
Lasciato il monastero di Santa Lucia, ci immettiamo a sinistra su via Mentana, cuore dell’antico rione Pugilli. Superati il palazzo Laurenzi (n. 58) e il palazzo Berardi, all’imbocco di via del Pozzo, che delimita a destra il palazzo Berardi, un’antica lapide ricorda il puellarum puteus, o pozzo delle Puelle, altra denominazione del rione Pugilli.
Percorrendo questa caratteristica viuzza, si arriva di fronte all’Ospedale civile “San Giovanni Battista”, dismesso di recente (2006).
Oltrepassato l’ospedale, prendiamo a destra per piazza San Giacomo, su cui sorge la chiesa di San Giacomo. Domina il lato opposto della piazza il palazzo Andreozzi.
Costeggiamo palazzo Andreozzi ed imbocchiamo via Feliciano Scarpellini, strada costruita sopra l’antico ponte di Cesare o della Pietra e tratto di via della Campana (già strada di San Giacomo ed attuale via XX Settembre) prima della sua rettificazione realizzata tra gli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento su progetto (1863) dell’architetto Vincenzo Vitali modificato (1886) dall’ingegnere Eugenio Trampetti. La via Santa Margherita, che si apre a destra, ci guida alla scoperta di un altro angolo particolarmente suggestivo della città, ricco di monumenti che ne testimoniano, in mirabile sintesi, storia civile e religiosa, attività produttiva e cultura letteraria. A sinistra la chiesa di Santa Margherita, poi oratorio di San Giuseppe o della Trinità dal titolo della omonima confraternita.
Al di là del ponte, a destra del canale, la casa con ampio giardino (oggi adibito a parcheggio) dell’umanista folignate Federico Flavio (1470 -1540). A sinistra, il portico delle Conce, area di insediamento delle concerie sin dal medioevo, che si sviluppa lungo il canale dei Molini finendo a ridosso del mulino di Sotto. Percorrendolo sino in fondo, si può ritornare in via San Giovanni dell’Acqua.
All’imbocco delle Conce, caratterizzata dalla balconata in muratura che si affaccia sul canale, una delle prime residenze, con annessa conceria, della famiglia Candiotti, che nell’edificio contiguo alla parte absidale della chiesa di Santa Margherita, e già Ospizio dei pellegrini (1717-1798), condurrà anche, nell’Ottocento, una fabbrica di sapone.
E poco più avanti, un altro interessante esempio di residenza gentilizia rinascimentale: il palazzo Barnabò alle Conce, così noto per essere appartenuto più di recente a questo casato.
Percorriamo la via San Vito, che si apre dietro l’abside della chiesa di Santa Margherita, e fermiamoci dove la via si allarga, quasi a formare una piazzetta. Sul lato sinistro sorgeva un tempo la chiesa di San Vito della Corporazione dei Barbieri, di cui non resta che il riferimento toponomastico, mentre si erge tuttora sul lato destro, con la facciata rivolta verso via XX Settembre, un’altra casa di abitazione dei Candiotti - già Fiastra, poi Mola, quindi Nobili -, successivamente (1847) residenza di Giuseppe Bragazzi, autore di due opere tuttora lette e utilizzate: il Compendio della storia di Fuligno (1859) e La rosa dell’Umbria (1864). Ancora un tratto di via XX Settembre, poi entreremo nella piazza della Repubblica, ove si conclude la nostra passeggiata alla scoperta della città.