Itinerario N. 2 – VERSO PORTA ANCONA E PORTA SAN FELICIANETTO

Itinerario N. 2 – VERSO PORTA ANCONA E PORTA SAN FELICIANETTO
 
Sul piccolo slargo antistante il Suffragio, all’isolato in angolo che ingloba la cosiddetta casa di Gentile da Foligno si contrappone, sull’angolo opposto, il palazzo Giusti Orfini, importante edificio di carattere manieristico-barocco edificato tra fine Cinquecento e primi Seicento. Ristrutturato sul calare del Seicento - sulla ringhiera del balcone è impresso l’anno 1693 (o 1699) - da Felice Tucci per conto dei Giusti, il cui stemma in pietra spicca sul portale, è passato poi progressivamente agli Orfini (1799-1811).
Il prospetto laterale di palazzo Giusti Orfini si affaccia sulla via Garibaldi con la quale entriamo nel cuore degli antichi rioni Abbadia e Croce. Se vogliamo deviare per un attimo dal nostro itinerario, è da segnalare a destra la via Butaroni, nella quale è degno di nota il palazzo Bartocci, con stanze dal prezioso decoro settecentesco; proseguendo per via Garibaldi, tra due ali di palazzi ristrutturati nell’Ottocento troviamo sulla sinistra, al civico 77 (noto come Casa Spina), un cinquecentesco portale in pietra; quindi, entrati nella piazza Garibaldi, vediamo al centro, il monumento all’Eroe dei due Mondi, opera dello scultore Ottaviano Ottaviani, fusa in bronzo da Arcadio Rampioni ed installata il 20 settembre 1891. Su uno dei lati, la chiesa di San Salvatore, eretta nei pressi del luogo, e forse sull’area stessa, occupata (fra Dodicesimo e Tredicesimo secolo) da un’abbazia di monaci benedettini.
Alle spalle della chiesa, in posizione d’angolo a sfondo della piazza, il complesso architettonico formato dalla canonica della chiesa di San Salvatore e dal palazzo dei Varini.
Ritorniamo in piazza Garibaldi, e all’altezza del monumento, vediamo: il palazzo, con portale balconato, Silvestri Scarpellini Scentri (1697) Berardi (1765) Frenfanelli a sinistra, il palazzo Atti Cibo Orselli Casavecchia a destra e la grandiosa facciata in laterizi della chiesa di Sant’Agostino.
Lasciata alle spalle la chiesa di Sant’Agostino, sulla nostra destra si dispone la piazza Ercole Giacomini in parte occupata, fino al bombardamento aereo del 22 novembre 1943, dalla chiesa di San Leonardo, poi santuario della Madonna del Pianto. Di fronte alla piazza spicca il palazzo Sorbi, già Roscioli, poi passato (1710) ai Poggi. Poco più avanti a sinistra, la traversa di via Pierantoni su cui sorge il palazzo da cui deriva il nome. Visitato palazzo Pierantoni e continuando per la via Garibaldi, si nota a destra il secentesco palazzetto Merganti, con stemma gentilizio in pietra posto sulla facciata al disopra del portale ed un’edicola settecentesca a lato. In successione, il palazzetto Fucci, al cui interno è stata recentemente scoperta una edicola assegnabile al Cinque-Seicento, e appena più avanti, il palazzo Clarici, oggi sede dei Carabinieri, da segnalare per la cappella decorata (1924) dal perugino Gerardo Dottori.
Di fronte al palazzo Clarici, si apre la via dei Molini, così denominata dai numerosi opifici alimentati per secoli dalle acque dell’omonimo canale, già letto del Topino. Percorse poche decine di metri, si vede parte dell’originaria struttura del mulino detto di Sopra, uno dei tre mulini da olio e da grano che sono stati di pertinenza comunale per molti secoli. All’imbocco di via dei Molini, e in angolo con via Garibaldi, si erge, la chiesa della Santissima Trinità in Annunziata. Edificata (1760-1775) dai folignati Pietro e Giuseppe Buccolini su disegno dell’architetto Carlo Murena, è rimasta incompiuta.
Al termine della via Garibaldi, l’incrocio stradale detto porta Ancona, toponimo che richiama alla memoria l’antica porta Abbadia, detta successivamente di Loreto. Aperta sulla cinta muraria, di cui si ammira ancora, a sinistra, un lungo tratto recentemente recuperato, la porta era munita di barbacane, costruito nel 1426, e costituiva il punto di riferimento delle Marche e per le Marche. Se ne dipartivano due importanti strade di collegamento: la Flaminia e la Val di Chienti. Ripercorriamo a ritroso un breve tratto di via Garibaldi e, volte le spalle alla chiesa della Trinità in Annunziata, entriamo in via dei Monasteri.
Al termine della via dei Monasteri, chiuso da un alto muro, che fino ad epoca non lontana correva anche lungo l’attuale via Umberto I, il monastero di Sant’Anna o delle Contesse è l’unico tuttora esistente, dei cinque da cui per secoli la via dei Monasteri ha derivato il nome. Sul lato opposto, in angolo tra via dei Monasteri e via Umberto I, svetta la cupola ellittica della chiesa del Corpo di Cristo, detta di Betlem.
Sostiamo per un attimo davanti a questa chiesa, e volgiamo lo sguardo alla porta detta un tempo della Croce ed oggi di San Felicianetto, l’unica che si conserva delle antiche porte della città. Trasformata in edicola nel Settecento, è stata riaperta e ripristinata nella sua veste medievale nel 1920. Procediamo per la via Umberto I, costeggiando il grande magazzino, cui è contiguo, in angolo con via Pignattara, il palazzo del pittore Ugo Scaramucci. Poco oltre, nella via Pignattara, si erge il palazzo Piermarini.
Ripresa la via Umberto I, ci avviamo per via Niccolò Alunno. Tra gli edifici di sinistra, si nota il palazzo Cirocchi, con arme in pietra sul portale; mentre a destra, nel punto in cui la strada sbocca in un piccolo slargo, una lapide ricorda la casa di abitazione del celebre pittore cui è intitolata la via, ora inglobata in una struttura ricettiva. Di fronte, una delle poche isole di medioevo in una città dai prevalenti connotati di età moderna: la suggestiva sequenza architettonica del monastero di Santa Caterina e della chiesa di San Sebastiano.
Proseguiamo per via Niccolò Alunno ed imbocchiamo pochi metri più avanti a sinistra, sfiorando il fianco del vasto fabbricato Maffetti Beddini, via Cirocchi che ci riporta sulla via Umberto I. L’edificio che incontriamo a destra, delimitato dalle vie Cirocchi e Butaroni, con il balconcino in ferro battuto, è conosciuto oggi come palazzetto Accorimboni. Nel cortile, pozzo in pietra con stemma in parte abraso ma ancora leggibile dei Massorelli, cui si deve la ristrutturazione secentesca dell’edificio. In quell’occasione, quattro finestre e quattro “mezzanine”, sul modello di quelle di palazzo Roncalli in via della Fiera, furono commesse (1628) allo scalpellino Paolo Cherubini da Osimo. Più ampio ma di minor pregio, il palazzo adiacente dei Petroselli. Dirigendoci verso il Suffragio, fiancheggiamo il palazzo Giusti Orfini e prendiamo per il Trivio.