Itinerario N. 1 – DALLA STAZIONE AL CENTRO
 
La nostra passeggiata alla scoperta di Foligno prende avvio dalla stazione ferroviaria. Inaugurata nel gennaio 1866 e rinnovata nel 1915 si presenta con i caratteri degli anni 1946-1948 quando fu ricostruita a seguito dei danni causati dagli eventi bellici, è classificata nodo commerciale di supporto alle linee di alta velocità, ma quale stazione di testa della trasversale per Perugia-Terontola, svolge tuttora la preziosa funzione di allacciare la Roma - Firenze con la Ancona-Roma.
Dall’antistante piazzale Unità d’Italia, già foro boario, che apre su un elegante quartiere residenziale costruito negli anni 1925-1927, si diramano, a destra, la via Flavio Ottaviani ed a sinistra il viale Mezzetti. Percorriamo il secondo, ed all’ombra dei platani che lo fiancheggiano, ammiriamo gli eleganti villini Liberty.
Costeggiamo quindi la grande caserma intitolata al generale Ferrante Gonzaga del Vodice (1899-1943). Costruita tra il 1874 e gli anni Novanta dell’Ottocento, dal 1996 ospita il Centro di Selezione e Reclutamento Nazionale dell’Esercito. Al termine del viale, si ergono i propilei del vecchio campo sportivo, edificato nel 1932 su disegno di Cesare Bazzani, occupa un’area già destinata a giardino pubblico. Le strutture di accesso allo stadio fanno da cornice alla statua di Nicolò di Liberatore detto l’Alunno, il più insigne dei pittori di Foligno, eseguita (1872) dal folignate Ottaviano Ottaviani; sul basamento due medaglioni, raffiguranti Raffaello e Pietro Vannucci il Perugino.
Volgiamo a destra, ed entriamo nel centro storico varcando la porta Romana, così denominata dall’antica struttura a bastioni demolita nel 1870, ed oggi rappresentata dai due caselli della cinta daziaria eretti, nello stesso periodo, su progetto dell’ingegnere Pio Pizzamiglio (1871), ispirato ad uno più elaborato dell’ingegnere Giacomo Paniconi (1868) ed eseguito dal maestro muratore Zefferino Santini. Nel casello di sinistra ha sede l’Ufficio Informazione e assistenza turistica. Nel casello di destra trova spazio lo Sportello unico per le attività produttive). Il corso Cavour, principale arteria cittadina, ci attende per condurci nel cuore della città. A destra, in angolo con via Guglielmo Oberdan l’antica locanda di San Giorgio, poi Hotel della Posta, dove soggiornarono, tra i moltissimi, Goethe e Garibaldi. Sulla facciata dell’edificio, ora destinato ad attività commerciali, una lapide affissa nel giugno 1882 ricorda: IN QUESTA CASA/ REDUCE VITTORIOSO DALL’AMERICA MERIDIONALE/ DIMORO’ NEL DICEMBRE DEL 1848/ GIUSEPPE GARIBALDI/ ALLA VIGILIA DI NUOVE VITTORIE/ PER LA DIFESA DI ROMA. Più avanti a sinistra, una multisala cinematografica, con eleganti decorazioni del pittore Carlo Frappi. Sulla facciata, tra i civici 92 e 90, l’imposta del rosone della chiesa di San Giorgio (ora scomparsa). Su due portali appresso, stemma di Pietro Sgariglia, che v’impiantò l’omonima tipografia, e quello dei Cannetti, casato della moglie.
Procedendo sul lato destro, la Casa del Mutilato (1940), decorata all’interno con una Allegoria della Vittoria, opera del pittore folignate Ugo Scaramucci. Subito dopo, l’Ospedale vecchio, elegante costruzione rinascimentale con portico di undici arcate, comunemente chiamato le logge.
Di fronte, il secentesco palazzo Cantagalli; accedendovi dal civico 54, è parzialmente visibile un residuale giardino, noto ai folignati come la Montagnola, con resti dello scalone, del loggiato e della relativa statuaria d’arredo; mentre reperti lapidei con insegne araldiche ed un’elegante fontana murale si conservano nell’androne dell’ingresso principale.
Ancora pochi metri, ed il Corso si apre in un piccolo slargo, delimitato a destra dalla trecentesca torre dei Vitelleschi, appartenente alla cerchia muraria degli inizi del Duecento, seminascosta dall’arco di accesso alla via Pignattara. Appena più avanti, sul medesimo lato, la facciata del Teatro Piermarini, già Apollo.
Di fronte al teatro, il palazzo della sede centrale della Cassa di Risparmio di Foligno.
Superato il palazzo della Cassa di Risparmio,  arriviamo a contatto di due palazzi notevoli: a destra il palazzo Roncalli, a sinistra il palazzo Morotti.
Adiacente al palazzo Roncalli, ed in angolo sul Trivio, punto di intersezione delle principali direttrici di transito nel centro cittadino, si erge il palazzo Giusti poi Campitelli, già abitato dagli omonimi tipografi folignati che vi hanno esercitato a lungo (Sette-Ottocento), l’arte della stampa. A seguito dei bombardamenti aerei del 1943-1944, il Trivio ha ricevuto l’attuale configurazione.
Di fronte al Trivio, incastonato tra la navata e il braccio di sinistra della cattedrale, con ingresso in largo Carducci, si erge il palazzo delle Canoniche, in origine segmento dell’insediamento castrense che intorno al Mille formava il nucleo originario della città attuale, poi abitazione dei canonici della cattedrale.
Contigua alle Canoniche, si staglia la cattedrale, la facciata maggiore idealmente rivolta a Roma, centro della Cristianità universale, quella minore affacciata sulla platea vetus (piazza della Repubblica), a fronteggiare i palazzi che altrettanto decisamente affermavano il potere civile della città. Sorta in sito adiacente ad una preesistente cappella intitolata a Sant’Angelo e dedicata a san Feliciano vescovo e martire, la cattedrale ha assunto la forma attuale in seguito ad accrescimenti e modificazioni avvenuti in epoche diverse. Gli studi più recenti ne collocano l’origine nella prima metà del secolo Undicesimo, e ne ipotizzano una primitiva intitolazione alla Santissima Trinità. La facciata maggiore, su largo Carducci, fu restaurata nel 1904.
Qui giunti, possiamo visitare l’interno della cattedrale, oppure proseguire il nostro cammino costeggiando le Canoniche, entrare nella piazza della Repubblica e tendere alla facciata della cattedrale detta minore.
Sul lato opposto, domina la piazza il palazzo del Comune, il cui prospetto è stato realizzato tra il 1835 e il 1838 su progetto dell’architetto maceratese Antonio Mollari eseguito da Francesco Boschi di Perugia.
Ridiscesi nella piazza della Repubblica, vediamo il palazzetto Orfini, unito al palazzo comunale dal cavalcavia già ricordato, che spicca per le eleganti linee rinascimentali (1515).
La costruzione adiacente, ampiamente rimaneggiata, caratterizzata da un grandissimo arco a sesto acuto, costituisce il palazzo comunale antico, risalente al 1265. Gli è contiguo l’edificio noto come palazzetto del Podestà, dall’elegante loggiato, costruito, forse, agli inizi del Duecento e sicuramente ristrutturato dai Trinci, dei quali reca la cifra in un arazzo dipinto sull’esterno. La loggia era in comunicazione diretta con il palazzo Trinci tramite un ponte, di cui intorno alla metà del Settecento fu autorizzata la demolizione su richiesta della famiglia Orfini, divenuta da tempo (1599) proprietaria del palazzetto; così come non è più visibile da epoca imprecisata il porticato aperto sulla piazza e che attualmente è inglobato nell’edificio in angolo.
Sul lato orientale della piazza si impone il palazzo Trinci, già dimora della signoria folignate e poi dei governatori pontifici. Realizzato a cavallo del Quattrocento su edifici preesistenti, e più volte danneggiato nel corso dei secoli, è stato restaurato tra il 1920 e il 1936 e negli anni successivi all’ultimo conflitto. La struttura quattrocentesca, tuttora abbastanza ben conservata, è celata dall’odierna facciata edificata negli anni Quaranta dell’Ottocento su progetto originario dell’architetto Odoardo Poggi, modificato da Sigismondo Ferretti ed eseguito da Clementino Ferrandini. Ha diretto i lavori lo stesso Ferretti assistito dall’architetto comunale Vincenzo Vitali. La parte posteriore, ampiamente compromessa dai bombardamenti aerei durante la seconda guerra mondiale, è stata recentemente occultata alla vista dalla moderna costruzione della nuova Biblioteca comunale.
Dopo aver visitato il palazzo Trinci, lasciamo la piazza della Repubblica ed imbocchiamo a sinistra via XX Settembre, dove poco più avanti si innalza il palazzo Elisei, il cui maestoso ingresso si identifica con l’accesso all’attuale galleria. ALIIS OCCASIO/ALIIS ANIMUS, ammonisce al piano nobile l’iscrizione incisa sugli architravi aggettanti di due finestre. Tornando verso la piazza, pieghiamo a sinistra su via dei Giotti, sbocchiamo su via dell’Oratorio e dirigendoci verso piazza Michele Faloci Pulignani, passiamo vicino al Vescovado, ricostruito (1953-1956) su progetto di Mario Paniconi e Giulio Pediconi, tocchiamo la cattedrale e prendiamo per via della Zecca, dove si trova la casa dei Bacerotti, zecchieri pontifici attivi nel Cinquecento.
Proseguendo, sbuchiamo su via dell’Annunziata e arriviamo alla Nunziatella, oratorio rinascimentale, forse opera di Bartolomeo da Pietrasanta, con facciata ristrutturata (1830) dall’architetto Vincenzo Vitali.
Di fronte alla Nunziatella, un edificio di recente costruzione, opera dell’architetto folignate Franco Antonelli; dinanzi al prospetto laterale destro della Nunziatella, la fiancata della chiesa di Sant’Anna o del Suffragio.
Dirimpetto al Suffragio, in angolo tra via Umberto I e via Garibaldi, sono inglobati i resti di un edificio trecentesco, con facciata in pietra squadrata e loggia formata da due archi a sesto acuto sormontata da bifore. Una lapide apposta (1940) sull’angolo destro della facciata raccoglie una tradizione tutta da verificare e ricorda l’edificio come casa del celebre medico Gentile da Foligno, morto in Perugia nella pestilenza del 1348.