Accingendosi, nel 1864, a disegnare con la parola le caratteristiche del territorio della Valle Umbra, l’avvocato di Foligno Giuseppe Bragazzi non sapeva, forse, di consegnare all’Italia da poco unita un biglietto da visita unico ed irripetibile per la sua città. Nessuno, prima o dopo di lui, ha raggiunto questa altezza di dettato e questa suggestione di immagine. Non sapeva neppure, il Bragazzi, di realizzare un’opera di frontiera, un omaggio al bel mondo antico che di lì a poco sarebbe definitivamente scomparso. Immagina di portare lo sguardo del lettore là dove poggia le sue penne robuste l’aquila. Da quell’altezza la valle si presenta con la forma di un fiore che somiglia alla rosa. Se il lettore – aquila volesse gettarsi nel vuoto per contemplare meglio quel fiore, ecco che le foglie che ne formano la corolla si trasformano in città e città diventa anche il centro di quel calice: "L’antica Spello, la ridente Assisi, la salubre Nocera, l’aprica Trevi, la torreggiante Montefalco e la grave Bevagna sono le Città che si distendono intorno all’industriosa e commerciale Foligno". Nonostante la metamorfosi, quel fiore – non fiore conserva, a detta del Bragazzi, l’odore della santità, il profumo delle lettere, la dolcezza delle arti.