Accade che una storica dell'arte, Laura Lametti, conducendo nel 2001 indagini sul Palazzo trinci, ritrovi in un archivio privato un documento straordinario, gli Appunti sopra la città di Foligno. Scritti da Lodovico Coltellini accademico fulginio. Parte nona 1770 - 1789. Lamentando le cattive condizioni di conservazione del Palazzo ed alcuni disastrosi progetti di ristrutturazione che le autorità hanno in mente di fare, il letterato livornese svela la paternità delle decorazioni di Palazzo Trinci.
Le dette pitture dal colorito tenero e delicatissimo, come si legge in un manoscritto del notaio Giovanni Germani conservato, insieme a tanti altri, in una cassapanca della camera delle udienze e affidata alle cure di un famiglio del nostro Gub(ernatore) (che io penso doversi portare via onde evitare che diventino carta da fuoco) sono di mano di Gentile di Fabriano, come si legge nell’atto di Gio(vanni) Germani, ad annum 1411-1412”.
Ora, l’autore del prezioso manoscritto non si limita a trascrivere i documenti e a rilevare le impressioni ricevute dalla sua visita al palazzo, ma riproduce in agili disegni i ritratti che si affacciano da quei muri. E così il volto della Filosofia che, come è noto, non è più visibile perché “è degli ignoranti cancellare per sempre le ultime prove delle vetu[s]te civiltà”, torna a risplendere in queste carte: “la filosofia sembra guardarti quando entri nella sala e ha un viso dolcissimo e il medaglione al collo col motto, tutto d’oro, sembra vero”. Il motto fa, cioè fides adiuvat, come viene finalmente svelato in questo stesso testo.
Gentile "quondam Niccolauo Johannis Massii, pictore de Fabriano", il più grande maestro del gotico internazionale, è l'autore delle vetuste pitture di Palazzo Trinci. E il Palazzo folignate rappresenta il suo catalogo, l'intervento superstite più esteso e significativo.