Il primo e unico pittore di Foligno  che emerge nel vero palcoscenico della pittura italiana, ovvero Le vite dei piu’ eccellenti pittori, scultori e Architetti (1568) di Giorgio Vasari, è Nicolo’ Alunno. In chiusura della Vita di Bernardino Pinturicchio. Pittore perugino, Vasari annota: ”Fu né medesimi tempi eccellente pittore nella città di Fuligno, Niccolo’ Alunno. Perché  non si costumando molto di colorire ad olio inanzi a Pietro Perugino, molti furono tenuti valenti uomini, che poi non riuscirono. Niccolò dunque sodisfece assai nell’opera sue, per che se bene non lavorò se non a tempera, perché faceva alle sue figure teste ritratte dal naturale e che parevano vive, piacque assai la sua maniera”. E poi, a proposito di un suo intervento nella cattedrale di Assisi, aggiunge: “Ma la miglior pittura che mai lavorasse Niccolò fu una cappella nel Duomo, dove fra l’altre cose vi è una Pietà e due Angeli, che tenendo due torce piangono tanto vivamente, che io giudico che ogni altro pittore, quanto si voglia eccellente, avrebbe potuto far poco meglio”. Due caratteri, il naturalismo e l’espressionismo, rimasti poi per sempre validi nel definire l’arte di Nicolò, anche nei suoi eccessi e difetti. Fra Ludovico da Pietralunga, sempre nel Cinquecento, aggiungerà  anche un  elemento di teatralità e di finzione: “et quel piangere mai ho visto fingere meglio che a costui”.